I miti e i riti

Solo chi sa da dove viene, sa veramente chi è. Così, la gente dell'area nolana trae forza e vitalità dalla sua storia, dalla sua cultura, dalla sua fede e dalle sue tradizioni. Feste, sagre, sfilate e processioni che rinnovano il passato di una terra antica, a memoria e vanto delle proprie origini. Ed è proprio in questo humus di sentimenti popolari, tradizioni antichissime e religiosità viscerale che a gennaio, nei cortili e nelle piazze di molti centri dell'area nolana, ardono i focaroni di Sant'Antuono. Per l'occasione, gli animali vengono portati in processione e benedetti, mentre nei falò vengono arsi mobili vecchi, 'o scoglio (la struttura di legno e carta del presepe) e la fiurella (immaginetta) del santo. Intorno ai focaroni, poi, al suono delle tammorre, si intonano antichi canti, si balla, si beve buon vino e si consuma ritualmente del cibo, a volte cotto sullo stesso fuoco. Nella notte di Sant'Antonio il lento ed inesorabile calare delle tenebre si dissolve nel tremulo bagliore delle fiamme che prendono vita effimere e imponenti. In questo modo i fedeli, recuperando il sentire di una civiltà tipicamente agro-pastorale, al motto di "Sant'Antuono, Sant'Antuono, nemico do demonio", riescono a rovesciare l'esistente, e ad esorcizzare così l'angoscia della fine.

Lo stesso capovolgimento del mondo su cui si fonda il Carnevale, altra ricorrenza di origine contadina che nell'area nolana viene riproposta ogni anno con grandi festeggiamenti. A Saviano, ad esempio, nel giorno del martedì grasso, in un tripudio di colori e suoni, si snodano per le strade del paese i carri allegorici. Proprio la pregevole fattura dei carri, realizzati dalle abili maestranze locali in cartapesta, polistirolo e gommapiuma e animati con movenze elettromeccaniche, fa del Carnevale savianese uno dei più belli della Regione.

Altro centro dell'area nolana rinomato per il suo Carnevale è il comune di Palma Campania. Il Carnevale palmese, unendo elementi della tradizione contadina e della commedia dell'arte, si contraddistingue per il suggestivo spettacolo del passo delle quadriglie. La quadrìglia è formata da un gruppo dalle 90 alle 120 persone (i quadrìglianti) che mettono in scena una coreografia tematica su un repertorio di brani musicali (il canzoniere), suonati esclusivamente con strumenti a fiato, accompagnati dal ritmo di tammurrelle, triccabballacchi, putipù e scetavajasse. L'intero spettacolo, di cui una parte essenziale sono i costumi e il carro a tema, è diretto dal maestro.

La morte di Carnevale segna l’inizio del periodo penitenziale di Quaresima, poi è la volta della Pasqua. Nell'area nolana vive una religiosità dalle radici profonde, che le processioni della Settimana Santa riconfermano e rinnovano. In alcuni centri, infatti, il Venerdì Santo, ancora si celebra la toccante processione dei Misteri, mentre in altri si inscenano rappresentazioni della Via Crucis. In particolare, si segnala la Via Crucis di Cimitile, dove il pathos è accresciuto dalla splendida cornice delle Basiliche paleocristiane. Alle rappresentazioni sacre si affiancano le rievocazioni storiche. A Camposano, nel mese di maggio, ha luogo il Palio del Casale che si conclude con la premiazione del vincitore della corsa degli asini. Tra fine maggio e inizio giugno, a Nola, si svolge il Corteo storico degli Orsini: personaggi dell'antico casato, nei loro fastosi abiti, incedono a passo solenne per le strade del centro storico, dove, per l'occasione, riaprono botteghe bassomedievali e si alternano danze di ancelle e spettacoli di musici e giullari.

Nello stesso periodo, si gioca anche il Palio dei Quartieri di Cicciano. I cinque Quartieri del paese, rappresentati da squadre baldanzose di uomini, donne e bambini si sfidano in gare di tiro con l'arco nudo e tiro alla fune in una cornice rinascimentale magistralmente ricostruita. Circa 300 figuranti rianimano l'antica Commenda dell'Ordine dei Cavalieri di Malta: un corteo di dame e cavalieri, priori e notabili, ancelle e paggi, tamburini e sbandieratoti sfila in un paese riccamente decorato con drappi, stendardi e fiori. Col cadere del solstizio d'estate, poi, a Nola, si svolge una manifestazione spettacolare, che ripropone la leggenda di San Paolino Vescovo, reinterpretazione cristiana di arcaici riti propiziatori, celebrati, in occasione del matrimonio del Sole e della Luna, portando in processione grandi alberi (simboli di fertilità). È la Festa dei Gigli di Nola, uno degli eventi più pittoreschi del Paese.

Nella leggenda il Santo ritorna via mare dall'Africa, dove era stato a lungo prigioniero per salvare un giovinetto nolano, e la popolazione, in segno di esultanza, va ad accoglierlo con in mano dei fiori, in modo particolare gigli. I famosi gigli della leggenda si sono trasformati in otto mastodontiche macchine da festa a forma di obelisco, detti appunto gigli, alti fino a 25 metri e pesanti fino a 5 tonnellate, con una struttura lignea rivestita in cartapesta secondo stili diversi. I ma­estosi pinnacoli rappresentano otto mestieri (salumieri, ortolani, bettolieri, panettieri, beccai, calzolai, fabbri e sarti), in ricordo degli otto anziani maestri che erano accorsi al mare per festeggiare San Paolino. Ai gigli si aggiunge un'altra macchina: la barca, sulla quale sta o' turco, l'africano che, secondo la leggenda, avrebbe riaccompagnato il Santo in patria. I gigli e la barca vengono trasportati a spalla (collati) lungo un antico percorso da uomini vigorosi e devoti (collatori), che, in gruppi di circa cento unità (paranza) per ogni macchina, sono guidati da un capo-paranza. La mattina della festa è l'intenso momento della prima aiazata dei gigli, poi, al comando del capo-paranza di "Vai con la seconda", le macchine cominciano a muoversi e vengono portati nella piazza del Duomo. Giunti sulla piazza principale, i pinnacoli, alla base dei quali (sulla portamusica) vi sono i musicanti, cominciano a danzare al suono dell'orchestra: l'abilità sta nel far muovere nel modo più flessuoso possibile la propria macchina (la ballata). Una volta entrate e dispostesi tutte in piazza, le macchine sono benedette dal vescovo.Nel pomeriggio ha poi inizio la famosa processione dei gigli. L'ordine di sfilata è da secoli lo stesso: ortolano - salumiere - bettoliere - panettiere - barca - beccaio - calzolaio - fabbro - sarto.

L'antagonismo tra le diverse paranze è ora altissimo: la processione è senza dubbio la parte più importante della festa, durante la quale i capi-paranza dimostrano la loro bravura nel dare i comandi e nell'elaborare tattiche per superare gli immancabili momenti di crisi in cui le paranze restano coinvolte. Uno degli aspetti più affascinati della Festa dei Gigli, infatti, è il naturale contrasto tra il totale caos della gente venuta ad assistere allo spettacolo, e l'ordine e il rigore più assoluti delle paranze. Quando i gigli, concluso il percorso, ritornano uno per volta in piazza, è ormai notte fonda. Ma guai a credere che la festa sia finita, anzi: "Sta festa tanno nasce, quanno more..." (Felice Iorio, Sarto 1921). Infatti, subito dopo i festeggiamenti, si riparte con l'assegnazione dei gigli per l'anno successivo ai vari comitati che si candidano. E il ciclo si perpetua senza soluzione di continuità.

Mentre a Nola si continua a lavorare senza sosta per i Gigli, nei mesi autunnali, tutta l'area nolana è un brulicare di sagre dei prodotti tipici.

E di assaggio in assaggio, si arriva di nuovo in inverno, nello specifico al Natale, quando a Visciano si inscena uno stupendo Presepe vivente. Il cuore del centro storico fa un salto indietro nel tempo di 2000 anni e si trasforma nell'antica Betlemme. A sera, alla sola fioca luce delle torce, grazie a più di 500 figuranti, avviene la trasformazione: donne d'altri tempi che attendono alle faccende di casa; abili artigiani della pelle, del rame, della creta nelle loro botteghe; venditori di frutta, pesce e spezie coi loro banchetti; mercanti di stoffe e pietre rare attirano l'attenzione di profumate odalische; la sinagoga con la menorah (il candelabro a sette bracci) e i sacerdoti che leggono insieme i Rotoli della Legge; il palazzo di Erode il grande; l'accampamento dei Magi, giunti a Visciano, novella Betlemme, seguendo la stella; la mistica scena della Natività. Uno spettacolo magico, capace di coinvolgere intimamente il visitatore, che passeggiando per il dedalo di viuzze del centro storico di Visciano, vive un attimo di smarrimento che supera il semplice folklore.

Letto 1536 volte Ultima modifica il Venerdì, 20 Giugno 2014 11:29
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