Borgo di Carbonara di Nola

Il borgo di Carbonara si distende su una vasta area per lo più collinare, a 174 metri sul livello del mare, ai piedi del monte Sant'Angelo.

Il paesaggio, talvolta dolce, talaltra aspro, è molto suggestivo. La struttura urbana si è sviluppata intorno al centro storico, tipico con le sue stradine lastricate con pietra lavica e le mura in pietra calcarea, fino a far confluire tutti i suoi vicoletti all'interno della Piazza. Ai suoi lati sono disposti alcuni degli edifici più antichi oltre che la chiesa dell'Annunziata, all'interno della quale è conservata una pregevole pala lignea del XVI sec., a firma del carbonarese Marco Mele, raffigurante l'Annunciazione, e la statua lignea di San Michele Arcangelo.

Da non perdere il Santuario dei Santi Cosma e Damiano, realizzato ampliando la cappella patronale della famiglia Cesarini nel 1535. L'originaria struttura romanica a tre navate, fu trasformata e ampliata nel corso dei secoli, tanto che solo la torre campanaria, di origine longobarda, ha conservato intatta la primitiva struttura. Oggi la chiesa presenta una pianta a croce latina. Il prospetto esterno, diviso in due moduli, è caratterizzato da un porticato formato da cinque archi sorretto da pilastri, coronato da un rosone centrale. Il 26 settembre folle di fedeli, anche di paesi limitrofi, partecipano alla Processione solenne per le strade cittadine.

Borgo di Casamarciano

Alle falde del preappennino campano, immersa nel verde, sorge il borgo di Casamarciano. In origine il paese doveva essere formato da quattro agglomerati di case: le case di Cola, le case di Marciano, il rione Curti e il rione Vrina, oggi Oreale.

In posizione panoramica sulla collina di San Clemente sorgeva la chiesa di Santa Maria (foto della facciata) e la Badia Virginiana, oggi Castello Mercogliano. La chiesa di S. Maria e l'annesso monastero verginiano, si sono sviluppati di pari passo: la fabbrica religiosa fu fondata tra il 1136 e il 1158, nel 1157 fu costruita la badia che ospitava la Congregazione, detta in seguito di Montevergine. Il complesso doveva presentare una bella architettura: pianta quadrangolare su due livelli, un chiostro centrale da cui si dipanavano quattro dormitori, la biblioteca e l'archivio. Al piano superiore erano sistemate le stanze per i novizi e per gli studenti con un'ampia terrazza. Nel '500 la chiesa fu rifatta su disegno di Domenico Fontana, nel 1647 fu ampliata unitamente al monastero e, nei primi decenni del '700, subì ulteriori rifacimenti sotto le direttive di Domenico Antonio Vaccaro, famoso esponente della Scuola Napoletana. L'architetto abbellì la chiesa con una salita lastricata in pietra calcarea, uno scalone barocco a due rampe, un ampio atrio di travertino, pronao a tre fornici, marmi, tele, sculture e stucchi.

Borgo di Cicciano

L'origine dell'antico borgo di Cicciano, insieme ai sobborghi di Cutignano e Curano, è collocabile tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C., durante la fase di massiccia romanizzazione dell'agro nolano. Della fase romana restano due statue funerarie e dei reperti rinvenuti in una necropoli scoperta all'incrocio tra le vie De Stefano e Corpo di Cristo.

Con il medioevo la vecchia comunità ciccianese si trasforma anche nell'impianto urbanistico, che assume uno schema radiocentrico: un nodo centrale, il Castro (casa-fortezza, residenza del Commendatore), da cui si dipartono, a raggiera, le principali vie di comunicazioni, collegate tra loro da vicoli dall'antico tracciato ortogonale, e su cui si affacciano case aggregate intorno a corti interne (foto con particolare del portale del Castello).

Il Castello divenne residenza dei Cavalieri di Malta. Da semplice "domus" del secolo XIII, l'insediamento di Cicciano diventa prima "commenda" e poi "commenda magistrale". Nel secolo XIV, vi soggiornò Riccardo Caracciolo, l'unico anti Gran Maestro che l'Ordine di San Giovanni di Gerusalemme abbia mai avuto nella sua plurisecolare storia, in contrapposizione ufficiale con l'allora Gran Maestro Juan Fernàndez de Herédia. La modesta "domus", fu trasformata in fortilizio, circondato da mura e fossato, in cui fu edificata la chiesa di San Pietro (foto con particolare dell'acquasantiera) che conserva numerosi stemmi marmorei dei Commendatori e una tavola raffigurante l'Annunciazione datata 1594 e firmata da Antonio Ardito.

Borgo di Cimitile

Tra II e III secolo d.C., in un'area ubicata a circa 1,5 km dalla città romana di Nola si sviluppò una necropoli costituita da mausolei, oltre a tombe in laterizi, gli edifici accolsero sarcofagi e urne cinerarie in marmo.

Alla fine del III secolo nell'antico borgo fu seppellito il sacerdote Felice. Prestigioso esponente della comunità cristiana di Nola, Felice aveva amministrato la chiesa locale durante l'assenza del vescovo Massimo, rinun­ciando a succedergli nella carica.

Dalla prima metà del IV sec. intorno alla venerata tomba di Felice, si sviluppò il famoso santuario, celebre in tutto l'occidente, come ricorda Sant'Agostino.

Presso il complesso monumentale, collegato a Nola da una strada lastricata, sorse un villaggio che San Paolino ricorda per la prima volta nel '400. Dall'originaria destinazione sepolcrale, il santuario e l'abitato derivarono la denominazione di cimiterium che nel corso dei secoli si trasformò in Cimitile.

Tra VI e VII sec. Cimiterium conobbe una fiorente stagione di pellegrinaggi legati al santuario in analogia con i più importanti centri martiriali dell'epoca. Situati in un territorio conteso tra i principi longobardi di Benevento e Salerno e i duchi di Napoli, Cimiterium tra IX e X sec. subì le scorrerie di Saraceni e Ungari. Nel XII sec. il geografo arabo Al-Edrisi ricorda G.Bitirah (cioè cimiterium).

Borgo di Cimitile

Tra II e III secolo d.C., in un'area ubicata a circa 1,5 km dalla città romana di Nola si sviluppò una necropoli costituita da mausolei, oltre a tombe in laterizi, gli edifici accolsero sarcofagi e urne cinerarie in marmo.

Alla fine del III secolo nell'antico borgo fu seppellito il sacerdote Felice. Prestigioso esponente della comunità cristiana di Nola, Felice aveva amministrato la chiesa locale durante l'assenza del vescovo Massimo, rinun­ciando a succedergli nella carica.

Dalla prima metà del IV sec. intorno alla venerata tomba di Felice, si sviluppò il famoso santuario, celebre in tutto l'occidente, come ricorda Sant'Agostino.

Presso il complesso monumentale, collegato a Nola da una strada lastricata, sorse un villaggio che San Paolino ricorda per la prima volta nel '400. Dall'originaria destinazione sepolcrale, il santuario e l'abitato derivarono la denominazione di cimiterium che nel corso dei secoli si trasformò in Cimitile.

Tra VI e VII sec. Cimiterium conobbe una fiorente stagione di pellegrinaggi legati al santuario in analogia con i più importanti centri martiriali dell'epoca. Situati in un territorio conteso tra i principi longobardi di Benevento e Salerno e i duchi di Napoli, Cimiterium tra IX e X sec. subì le scorrerie di Saraceni e Ungari. Nel XII sec. il geografo arabo Al-Edrisi ricorda G.Bitirah (cioè cimiterium).

Borgo di Comiziano

Il borgo ebbe origine tra il I sec. a.C. ed il I sec. d.C. come una delle numerose ville rustiche che circondavano la città di Nola. Comiziano ha avuto un rapporto stretto con le proprie origini rurali, come conferma la presenza sul territorio di numerose cantine e varie masserie.

Le prime, indicano il profondo legame della gente del posto con la terra e con uno dei suoi frutti più caratteristici: l'uva. Il borgo, infatti, custodisce, nel suo sottosuolo, locali e cunicoli in cui, per anni, è avvenuto il processo di vinificazione.

Le masserie costituiscono uno degli elementi di maggiore rilievo nell'ambito del paesaggio campestre. Nelle sue forme tradizionali si tratta di un'espressione nata da una cultura povera, caratterizzata da una matrice agricola. I manufatti venivano realizzati con materiali reperiti sul posto ed avevano funzione di abitazioni, stalle, fienili, locali per la trasformazione e la conservazione dei prodotti. Le soluzioni tecniche sono essenziali e di grande efficacia, funzionali all'utilizzo efficiente di tutte le risorse ambientali.

Degna di nota, la Chiesa di San Severino (foto del prospetto esterno), risalente al XVI sec., ed elevata a parrocchia nel 1527 per volere del nobile Giovanni Bernardo Mastrilli. La fabbrica, di chiara matrice rinascimentale, è ad aula unica. L'architettura rivela una sensibilità per il passato antico, con una ripresa dei vecchi ordini architettonici, attraverso la tendenza ad un'articolazione chiara e ortogonale: l'impiego di forme geometriche elementari caratterizza la struttura della navata, le colonne e i capitelli.

Borgo di Liveri

Borgo medievale sorto ai piedi delle colline che delimitano la Valle di Lauro, fu casale di Nola, feudo della famiglia Mastrilli e poi della famiglia Barone. Liveri è stato da sempre un frequentato luogo di culto, per la presenza del Santuario di Santa Maria a Parete (foto dell'esterno), costruito, nel XVII sec., in seguito all'apparizione della Vergine ad una giovane pastorella. L'edificio, progettato dall'architetto Giovanni Paolo di Ambrosio di San Severino, presenta una facciata suddivisa in due registri con cornici in aggetto, coronata da timpano triangolare. Il portale è ornato da colonne corinzie e sormontato da un ampio rosone. Sul lato nord-est si erge il campanile a tre corpi rastremati. L'edificio, ad aula unica, è dominato da unagrande cupola sorretta da un alto tamburo (foto della cupola).   

L'effige di Santa Maria a Parete è conservata all'interno di un tempietto settecentesco che si apre sul transetto, esternamente affrescato da Belisario Corenzio (XVII secolo).

Da non perdere la Chiesa di San Giovanni del XVI secolo. Il tempio a navata unica e portale in piperno, conserva al suo interno un quadro attribuito ad Antonio Solario, raffigurante l'Immacolata Concezione. Poco distante si scorge il medievale Palazzo Barone, residenza del feudatario di Liveri.

San Giorgio è stato proclamato patrono di Liveri, a lui è dedicata la processione per le vie cittadine durante il mese di settembre. La tradizione popolare lo raffigura come il cavaliere che affronta il drago, simbolo della fede intrepida che trionfa sulla forza del maligno.

 

Borgo di Mariglianella

L'antico impianto urbano a sistema ortogonale del Comune di Marigliano risale all'epoca romana, e lascia pensare che l'antico Marilianum non sia stato un Prediumo una Villa, bensì una cittadina ben sviluppata, un Oppidum, autosufficiente dal punto di vista sociale, economico e religioso. Infatti, ben quattro porte consentivano di superare le robuste mura di cinta e di accedere alla città, che raccoglieva al suo interno anche alcuni templi. Fuori dalla cinta muraria, invece, sorgeva la necropoli e probabilmente anche un complesso termale. Lungo l'odierna via Giannone, il vecchio decumano massimo, si susseguono una serie di chiese e palazzi, a prova della crescita economica e culturale che investì la città a partire dall'ultimo decennio del quattrocento.

Di particolare interesse è la Chiesa di Santa Maria delle Grazie. La vecchia fabbrica risale al XII sec., ma nel 1494 fu elevata a collegiata da Alberico I Carafa, conte di Ariano e feudatario di Marigliano. La semplice navata unica con transetto e abside semicircolare, fu trasformata nel 1633 per volere della famiglia Mastrilli. Fu costruita la crociera, il presbiterio e la maestosa cupola. L'aula fu abbellita da Domenico Antonio Vaccaro che realizzò cinque quadri, tre dei quali collocati sotto il soffitto della navata, il quarto sotto il soffitto della crociera, l'ultimo sull'altare maggiore. Ludovico Mazzanti, pittore marchigiano, fu chiamato per realizzare le tele oggi collocate nel presbiterio.

Borgo di Marigliano

L'antico impianto urbano a sistema ortogonale del Comune di Marigliano risale all'epoca romana, e lascia pensare che l'antico Marilianum non sia stato un Prediumo una Villa, bensì una cittadina ben sviluppata, un Oppidum, autosufficiente dal punto di vista sociale, economico e religioso. Infatti, ben quattro porte consentivano di superare le robuste mura di cinta e di accedere alla città, che raccoglieva al suo interno anche alcuni templi. Fuori dalla cinta muraria, invece, sorgeva la necropoli e probabilmente anche un complesso termale. Lungo l'odierna via Giannone, il vecchio decumano massimo, si susseguono una serie di chiese e palazzi, a prova della crescita economica e culturale che investì la città a partire dall'ultimo decennio del quattrocento.

Di particolare interesse è la Chiesa di Santa Maria delle Grazie. La vecchia fabbrica risale al XII sec., ma nel 1494 fu elevata a collegiata da Alberico I Carafa, conte di Ariano e feudatario di Marigliano. La semplice navata unica con transetto e abside semicircolare, fu trasformata nel 1633 per volere della famiglia Mastrilli. Fu costruita la crociera, il presbiterio e la maestosa cupola. L'aula fu abbellita da Domenico Antonio Vaccaro che realizzò cinque quadri, tre dei quali collocati sotto il soffitto della navata, il quarto sotto il soffitto della crociera, l'ultimo sull'altare maggiore. Ludovico Mazzanti, pittore marchigiano, fu chiamato per realizzare le tele oggi collocate nel presbiterio.

Borgo di Nola

Di origini incerte ma remote, il borgo di Nola è tra tutti i borghi nolani uno dei più importanti. Crocevia di scambi commerciali, Nola fu frequentata dagli osci, dai greci, conquistata dai sanniti. Divenne città alleata e confederata di Roma, ottenne magistrati e senato propri e nel suo stemma portava incise le sigle S.P.Q.N. (Senatus PopulusQue Nolanus), con il privilegio di battere moneta propria.

Fu saccheggiata e arsa dai barbari. Nell'850 la Città fu incamerata nei territori del Ducato di Benevento; nel 950 Nola fu incorporata nel demanio del Ducato di Napoli con la signoria del Duca Sergio I. Nel 1139, caduto il Ducato napoletano, l'agro nolano fu annesso al Regno Normanno. Nel1256 Manfredi espugnò Nola e l'assoggettò al Reame di Sicilia. Carlo I d'Angiò dopo la battaglia di Tagliacozzo nominò il suo capitano Guido di Monfort, Conte di Nola, assegnandogli anche le terre di Atripalda e Monteforte. Questi sposò Margherita Orsini dei Conti dell'Anguillara ed alla sua morte, non avendo eredi, la Contea passò al genero Romano Orsini dando così inizio alla Signoria della casata, durante la quale Nola riottenne l'antico prestigio con la costruzione di chiese, monasteri e palazzi.

Borgo di Palma Campania

Il borgo di Palma Campania è stato segnato, nel corso dei secoli, dall'attività vulcanica del Vesuvio che, se da un lato seminò morte e distruzione, dall'altra modellò la superficie della pianura, rendendola fertile. Il ritrovamento, nel 1972, di una capanna e di un vasaio, risalente all'età del Bronzo Antico (1860-1640 a.C.), insieme al rinvenimento, nel 1995, dei resti di un villaggio dello stesso periodo attestano la presenza di forme di civiltà preistoriche.

Nei siti di recupero è stato portato alla luce vasellame di fattura molto elevata, identificato dall'archeologa Claude Albore Livadie con il termine di facies di Palma Campania.

Il sito di recupero molto circoscritto, la presenza di strutture combuste di una capanna, l'elevato numero di recipienti di identica fattura, impilati o capovolti, portano la studiosa alla conclusione che il luogo fosse destinato a deposito di un vasaio, più che ad una normale abitazione.

A causa della scarsità di documenti a disposizione, ancora incerta è l'origine dell'attuale toponimo, che alcuni collegano alla coltura dell'ulivo, altri al soggiorno del console Palma, che si pensa fondò la città, o quanto meno, vi dimorò durante l'impero di Traiano.

Nel centro della città domina, maestoso, il Palazzo Compagna (detto anche Aragonese o Ducale), costruito nel sec. XV da Raimondo Orsini, conte di Nola, su richiesta di Alfonso I d'Aragona, che scelse il Piano di Palma per la caccia al falcone. La facciata principale è costituita da tre ordini di apertura, la cui forma e struttura risale sicuramente al XVI secolo. Al pian terreno si aprono dodici finestre rettangolari, circondate da un cornicione di piperno; al primo piano, si alternano finestrelle e piccoli balconi, di cui alcuni in stile catalano; all'ultimo piano, invece, le sette finestre sono sormontate da un arco a tutto sesto

Borgo di Roccarainola

Il borgo di Roccarainola si estende su di uno scenario naturalistico molto suggestivo, caratterizzato da verdi colline e sovrastata dalle cime del Partenio. Il sito è stato intensamente frequentato sin dal paleolitico superiore, in particolare nel periodo compreso tra il neolitico ed il bronzo, come attesta l'abbondante presenza di ceramica appenninica.

Il periodo romano ha lasciato copiose tracce, dall'assetto viario alla presenza di numerosi piccoli nuclei abitati, per lo più collinari o subcollinari. Resti di quell'epoca si ritrovano nelle antiche località, in parte ancora oggi abitate, del Veccio (Vettium), di Maimano (Mamianum), di Puzzano (Puteanum), con numerosi reperti: dai monumenti funerari alle monete, dai materiali fittili (argilla e terracotta) alle epigrafi marmoree.

Nel medioevo vengono eretti i due castelli, di Roccarainola e di Fellino, cui corrispondono i due feudi omonimi, unificati solo nel 1315.

La sua attuale configurazione, salvo lievi modifiche, risale ai primi anni del XIV secolo, quando il feudatario Martino II riunì in suo potere i due feudi di Roccarainola e Fellino.

Di notevole interesse risulta essere la Chiesa di San Giovanni Battista, del XVII secolo, costituita da un'unica navata e da un maestoso campanile barocco. Il tempio ospita numerose statue lignee ed altrettante tele di artisti illustri, fra i quali Angelo Mozzillo e Domenico Giglio.

Borgo di San Paolo Bel Sito

Il borgo ha origini tardo-medioevali ed è situato alle pendici della collina di Cicala, lungo l'antico tracciato della via Popilia. Fu certamente frequentata in epoca preistorica, come testimoniano i ritrovamenti archeologici risalenti al bronzo antico (XVIII-XVII sec. a.C.) ed al bronzo finale (Xl-X sec. a.C.). Non meno importanti sono i resti di un tempio italico (IV-III sec. a.C.) e di una villa rustica di età repubblicana (ll-l sec. a.C.).

Tra il XVIII e il XX secolo, a causa della felice posizione geografica, divenne un importante luogo di villeggiatura dell'aristocrazia napoletana, tanto che furono costruiti una serie di palazzi e ville nobiliaricome palazzo Contieri, De Marco, Picciocchi. Il palazzo dei Milano, noto come palazzo Accinni, conserva una splendida cappella gentilizia riccamente ornata di stucchi settecenteschi. La villa Montesanto (foto del complesso prima della ristrutturazione) si leva superba come un maniero leggendario su di un'amena collinetta, dominante l'intera pianura. Secondo alcune fonti, vi soggiornò il Cimarosa, componendo "Il matrimonio segreto". La villa Bellosguardo si pensa sia stata eretta sui resti di una villa di epoca romana: due palme secolari incorniciano l'ingresso e, sul fondo, i ruderi del Castello di Cicala offrono alla vista uno scenario suggestivo e raffinato. La villa Clario-Filangieri spicca all'estremità della strada principale della frazione Livardi, in posizione dominante rispetto ai luoghi circostanti.

Borgo di San Vitaliano

Fino al XIV sec. casale di Marigliano ed in seguito suo borgo vincolato, San Vitaliano assunse la propria autonomia nel 1806. La struttura urbana odierna rispecchia quella dell'antico nucleo abitativo, sviluppatasi in maniera lineare, con una sola generatrice, su cui insistono piccoli assi stradali.

Degna di nota è la Chiesa della Congrega della Concezione, struttura ad aula unica, la cui facciata è suddivisa in due registri, con cornice ad aggetto e forme geometriche elementari che si ripetono nell'alto campanile costruito prevalentemente in pietra tufacea. Fu nel 1774 che Angelo Mozzillo, pittore, eseguì per la Congrega “l’Apoteosi della Madonna Immacolata”, una delle sue più importanti opere commissionatagli dal Parroco Don Cesare Caliendo. Il quadro di dimensioni notevoli, cm 540x320, dipinto con la tecnica dell’olio fu applicato al soffitto della Chiesa.

Incastonata alla base del campanile, una metopa in pietra calcarea raffigura due maschere teatrali di età romana (in foto), di probabile appartenenza alla decorazione marmorea del teatro antico della città di Nola.

Borgo di Saviano

Il Borgo di Saviano nasce dall'aggregazione con quelli di Sant'Erasmo e di Sirico, avvenuta in forza del R.D. 3869 dell'11 agosto 1867. Il toponimo di Saviano(prasdium sabianum), secondo una recente ipotesi, sembra derivare da un Sabius insediato sul territorio al tempo della centuriazione romana della Campania avvenuta nel I secolo d.C.. La storia di Saviano, dalle incerte origini fino agli inizi del XIX secolo, è praticamente assorbita da quella di Nola, dellacui giurisdizione fu prima casale, poi libera università. Fra i monumenti storici più antichi di Saviano, per imponenza architettonica e per pregio delle opere d'arte contenute, è la Chiesa di San Giacomo Apostolo, sorta nel Medioevo come Confraternita laicale, poi evoluta in Chiesa-Ospedale, quindi, dal 1829, «Chiesa di S. Giacomo Apostolo e Parrocchia di Saviano». Il suo monumentale campanile a due piani fu eretto nel 1734, accresciuto intorno al 1840 del terzo piano, il quale però venne demolito nel 1861, perché già pericolante. Il suo basamento di grossi blocchi squadrati proviene dalla cava calcarea che esisteva a Nola «sotto la strada de' Cappuccini», come documentato nel 1816.

 

Borgo di Scisciano

A sud della via Adrianea, con una strut­tura urbana similare al borgo di San Vi­taliano, sorge il borgo di Scisciano, le cui vicende storiche sono strettamente legate alla città di Marigliano. Menzionato per la prima volta in un atto pubblico del I secolo, conservato nell'Archivio An­gioino, il territorio di Scisciano, fu oggetto di una centuriazione a favore dei veterani romani, come dimostra l'attuale tessuto viario e la fitta rete di stradine e viottoli interpoderali. La nascita di una stabile proprietà terriera e la conseguente costruzione di edifici rurali per la gestione delle terre, determinò la conseguente organizzazione in predium, ampi poderi caratterizzati da fabbricati rurali, come nel caso dei sobborghi di Casola, San Martino e la Torre.

Di notevole interesse è la Chiesa di San Germano Vescovo, menzionata per la prima volta in un documento del 1324. Il prospetto esterno della fabbrica presenta una semplice facciata con timpano in corrispondenza della navata centrale; le navate laterali sono coperte da un falda unica che, a forma di voluta, fanno da raccordo tra la parte centrale, più alta, e le navate laterali, più basse. L'ingresso della chiesa è incorniciato da lesene scanalate sormontate da capitelli che sorreggono un bellissimo timpano spezzato.

Borgo di Tufino

Posto fra il Torrente Clanio (anche denominato Avella) e l'alveo Gaudio, il borgo di Tufino, definito da Ambrogio Leone thofinum pagum, è composto da cinque frazioni: il centro, la frazione Vignola, la frazione Risigliano, la frazione Schiava di Tufino e contrada Cesina.

Già agli inizi del XIV secolo il borgo doveva essere formato da quattro agglomerati di case: Risigliano (dal gentilizio Resinianum o Risilius), Ponticchio, Tufino e Vignola (da Vineola, piccola vigna).

Degna di nota, la Chiesa di San Bartolomeo (in foto particolare del prospetto), in via San Bartolomeo. Il primo documento in cui si menziona la fabbrica risale al 1324. Fu elevata a parrocchia nel XVI sec. Il prospetto della fabbrica presenta una particolare facciata organizzata su due registri distinti. L'ingresso, con cancello in ferro, è incorniciato da due semplici lesene decorative. L'ordine superiore è caratterizzato da una finestra bifora. L'intera facciata è definita dal timpano triangolare. L'interno della fabbrica a tre navate con abside circolare conserva nella volta un dipinto raffigurante la Santissima 

Borgo di Visciano

Il borgo di Visciano sorge su una conca tra i monti che separano la Valle di Lauro dalla Valle del Clanio. La leggenda vuole che abbia avuto origine dall'antica cittadina di Vescia, centro abitato che sorgeva oltre Suessa o Sineussa, terre degli Aurunci ai piedi del Saffico. Dopo la distruzione del loro paese al tempo delle guerre sannitiche o annibaliche, la parte di popolazione profuga e raminga si riunì su questa collina silenziosa ed in quel piccolo altopiano sconosciuto e lontano da altri centri abitati, cominciarono a costruirvi un nuovo paese, che vollero perpetuare col nome della loro terra di origine: quindi Vescia, Vescianum, Viscianum. Altra interpretazione è quella del Pellegrini che invece trae il nome da un Praedium Visinum, feudo rustico di un tal Visinio.

Tra le opere di valore si segnalano il Monumento ai Caduti, resto dell'antica Cappella di Maria SS. delle Grazie, una pietra tombale risalente al II sec. d.C., e tutta una serie di Palazzi Ottocenteschi.

Da non perdere è la Chiesa della Madonna del Carpinello (in foto), affidato alla Piccola Opera della Redenzione di Padre Arturo D'Onofrio. Dell'antica chiesa cinquecentesca, sorta sul luogo del prodigioso ritrovamento di un'antica immagine della Madonna, resta la cripta. Il nuovo moderno edificio di forma ottagonale, fu disegnato dall'architetto Vito Cioffi nel 1971. In cima al campanile si erge la statua bronzea della Madonna del Carpinello

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