Comune di Cimitile

È un Comune di 7265 abitanti e sorge nell'area nolana alla sinistra dei lagni Frezza e Campagna, ai piedi del monte Avella protetta da un lungo arco di colline e contrafforti preappenninici in una verdeggiante e fertilissima pianura dominata dal monte Somma e dal vulcano Vesuvio.  Il termine deriva da Coemeterium. La storia di questo paese ci racconta che nei tempi antichi questo luogo fu un Coemeterium (cimitero) dove i nolani seppellirono il loro primo vescovo ed altri martiri. Questo luogo divenne presto sede di pellegrinaggi e quindi tutt'intorno si realizzarono delle case per ospitare i pellegrini. Con il tempo poi si sviluppò il paese che prese il nome appunto da Coemeterium e fu chiamato anche Cimitero Nolano.

Il luogo dove oggi sorge Cimitile ospitò anticamente un tempio di Ercole, forse identificabile con quello oggetto del trattato fra la stessa Nola e Avella riportato nel Cippus Abellanus, il più importante documento della lingua osca e sannita. In epoca romana il territorio fu occupato da una necropoli, che fu luogo di sepoltura di un santo molto venerato, Felice, morto il 14 gennaio di un anno imprecisato verso la fine del terzo secolo. Sulla tomba di san Felice, fu realizzata una delle prime memorie cristiane con l'erezione in onore del santo di un mausoleo quadrato. Dalla funzione cimiteriale deriva quindi il nome di Cimitile. La primitiva basilica di San Felice era insufficiente per raccogliere l'immensa folla di fedeli che si recava a pregare sulla tomba del santo (tra cui forse anche papa Damaso), per cui nei primi anni del V secolo il nobile gallo-romano Ponzio Meropio Paolino (san Paolino di Nola) gettò le fondamenta della nuova basilica in onore di san Felice. La fabbrica, decorata con preziosi marmi e affreschi, aveva tre navate e terminava con un'abside tricora.

Un atrio, che accoglieva un cantharus e alcune fontane, collegava la nuova basilica alla vecchia. Dopa aver fatto parte del Ducato di Napoli, Cimitile divenne un luogo di culto e di pellegrinaggio fra i più importanti della Tarda Antichità e del Medioevo, nonché uno dei casali della Contea di Nola in Terra di Lavoro, quindi, dal XVII secolo feudo della famiglia Albertini.

Nel XVII secolo il cimitilese Cesare Riccardi divenne uno dei più temuti banditi del Viceregno di Napoli, venendo alla fine ucciso dalle truppe che gli davano la caccia. Pochi anni dopo il preposito Carlo Guadagni avviò un’opera di recupero del sito monumentale cimitilese, scrivendo anche un'importante opera di storia religiosa, “Nola Sacra”, fonte per la conoscenza della storia locale. Membro della congregazione dei Padri somaschi, dottore nell’una e nell’altra legge, professore di sacra teologia, protonotario apostolico e scrittore, Carlo Guadagni è un personaggio ben noto a quanti si occupano della storia di Nola e del santuario di Cimitile, di cui fu preposito dal 1675 al 1688.

Durante la Repubblica Napoletana del 1799 Cimitile aderì agli ideali rivoluzionari, subendo successivamente la dura reazione sanfedista. Nel periodo napoleonico furono espropriati molti beni ecclesiastici e aboliti i diritti feudali. In tal modo nel 1808 Cimitile divenne comune autonomo, come risulta da una convenzione sottoscritta dal principe Fabio Albertini innanzi alla Commissione Feudale.

Nel 1820 i moti di Nola segnarono l’inizio del Risorgimento italiano. Gli insorti passarono anche da Cimitile (località Galluccio) per raggiungere Avellino. Il principe Fabio Albertini di Cimitile svolse un importante ruolo durante il governo costituzionale in qualità di diplomatico, opponendosi alla Santa Alleanza. La repressione del governo costituzionale lo costrinse all’esilio in Inghilterra, dove conobbe il grande poeta Ugo Foscolo.

Nel 1884 per volontà della marchesa di Rende, Angelica Caraccido, madre dell’arcivescovo di Benevento e nunzio a Parigi Camillo Siciliano, legata agli ambienti del tradizionalismo religioso e politico francese che, comunque, stimolarono gli studi di arte ed antichità cristiane, si intrapresero i lavori di pulizia, di rilevamento e restauro delle Basiliche paleocristiane di Cimitile, che fu visitata dallo studioso francese Rohault de Fleury e da altri studiosi stranieri, fra i quali Theodor Mommsen.

Nel 1906 l'ennesima eruzione del Vesuvio costrinse ad evacuare l'abitato.

Con il fascismo l’amministrazione democratica di Cimitile fu sostituita da podestà di nomina governativa.

Nel 1927 con la soppressione della Terra di Lavoro Cimitile e il distretto di Nola, entra con l’atto deliberativo ufficiale del 29 aprile dello stesso anno, in provincia di Napoli istituita nel 1806 durante il dominio francese.

Negli anni trenta il Soprintendente Professor Gino Chierici iniziò gli scavi che portarono alla luce una parte dell’inestimabile patrimonio monumentale di Cimitile, privilegiando le opere antiche rispetto a quelle tardomedievali e di età moderna, che furono quasi interamente distrutte.

Nel 1943 il cavalcavia settecentesco in località Santa Maria in Cimitile fu minato dai tedeschi per rallentare il cammino delle truppe alleate provenienti da Napoli, ma cittadini cimitilesi si opposero impedendo la distruzione della struttura architettonica. Nel dopoguerra (anno 1950 circa) il professor Gino Chierici, riprese e diresse i lavori di scavo archeologico e restauro nell’area del complesso basilicale di Cimitile. Dopo la sua morte, avvenuta nel 1961, i lavori proseguirono saltuariamente e ai danni prodotti durante le precedenti operazioni di scavo si aggiunse la scomparsa di numerosi reperti. Successivamente fu la Sovrintendenza ai Monumenti della Campania ad occuparsi di ulteriori lavori di sistemazione.

Il 23 maggio 1992 Giovanni Paolo II giunse in pellegrinaggio alla tomba di San Felice, rimanendovi in mistica concentrazione e preghiera.

Molti studiosi italiani e stranieri si sono interessati a Cimitile, fornendo contributi fondamentali alla conoscenza del sito. Nel 2002 è stata lanciata la proposta di inserire Cimitile nella lista del Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO.

Alcuni cimitilesi sono stati deputati al Parlamento italiano: Michele Rossi nel secolo XIX, D'Antonio e Franco Manganelli.

[Fonte Wikipedia]

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