Comune di Cicciano

È un Comune di 13069 abitanti e sorge nel Nolano circoscritto a nord dal Lagno di Sasso e ad ovest dal Lagno di Avella.

Secondo alcuni la denominazione è legata al nome del proprietario, Cipius oppure Caepius, Ceppius o Caecius più il suffisso -anus che indica proprietà. Secondo altri il nome deriva dal termine Circianum (cerchio), in riferimento al luogo dove si facevano i cerchi per le botti. Secondo la tradizione del paese il nome deriva dal termine dialettale "zizza" (seno), da cui "zizzano". Questa ipotesi è legata anche allo stemma del paese su cui è disegnato, per la negligenza di un amanuense (copista) che lo ricopiò su alcuni documenti ufficiali, una mano che accarezza un seno di donna. La tradizione ci racconta che questo disegnatore travisò il senso dell'antico stemma che invece rappresentava un pomo stretto in una mano, ad indicare la fertilità della terra.

Nell’anno 80 a.C., il console romano Lucio Cornelio Silla conquistò Nola, confiscò i terreni circostanti e li assegnò in premio ai propri veterani. Seguì una diversa organizzazione dell’intero territorio con la suddivisione degli stessi terreni in lotti uguali (centuriazione). Lungo e intorno ai principali assi viari tracciati dai Romani si svilupparono successivamente quasi tutti gli insediamenti abitativi della piana nolana. Dapprima semplici casolari, poi casali, villaggi, e così via.

Per quanto riguarda Cicciano, i primi nuclei abitati furono almeno tre, distinti e separati tra loro: Cicciano in senso stretto; Corano; Cutignano. Tracce della centuriazione romana sono ancora oggi riconoscibili nella parte più antica del paese. Si tratta di due limiti, orientati nord-sud, ugualmente distanti tra loro, costituiti da via Antonio De Luca e via Giacomo Matteotti, intersecati da altri, nel verso est-ovest, anch’essi ugualmente distanziati, costituiti da alcune traverse. Del periodo romano restano due altorilievi, un monumento funerario, un sarcofago e pochi oggetti di argilla ritrovati all’interno di una tomba. Il primo altorilievo è comunemente conosciuto come Pasquino. Rappresenta la figura di un uomo, senza gli arti inferiori e senza la testa, scolpita nel calcare. Per un lungo periodo è rimasto murato nello spigolo di un fabbricato privato ad angolo tra l’omonima via Pasquino e via Giacomo Matteotti. Il secondo altorilievo è simile al primo, la figura è ritta in piedi e misura un metro e settanta. Forse gli altorilievi facevano parte di uno stesso monumento o edificio. Il sarcofago è completo di un coperchio a doppio spiovente. Ha i quattro lati decorati. Sul primo lato lungo vi sono due grifi che sostengono una corona di foglie con all’interno una tabella circolare; sul secondo lato, due crani di bue che sostengono tre festoni incorniciati da bende; nel festone centrale vi è una tabella ansata mentre nei due festoni laterali la testa della Gorgone; i due lati corti sono simili con un tripode al centro, una faretra ed un arco ai piedi. Il monumento funerario è di forma quadrata, è alto circa tre metri ed ha una copertura esterna a cupola. La tecnica di costruzione è l’opus incertum, un tipo di muratura costituita di pezzi irregolari di pietra a vista.

Domenico Capolongo nel suo libro Nola, l’Agro e Cicciano riporta notizie del ritrovamento di alcuni dolia in via Antonio De Luca, in via Olmo, in via Caserta e della scoperta di una piccola necropoli all’incrocio tra via Corpo di Cristo e via Bartolomeo De Stefano.

[Fonte Wikipedia]

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